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Tricellaria inopinata

classificazione
RegnoAnimalia
PhylumBryozoa
ClasseGymnolaemata
OrdineCheilostomatida
SottordineNeocheilostomatina
InfraordineFlustrina
SottofamigliaBuguloidea
FamigliaCandidae
GenereTricellaria

dettagli specie su WoRMS

vista specie sulla mappa

Definizione

Tricellaria inopinata
Tricellaria occidentalis (Trask, 1853); Tricellaria porteri (MacGillivray, 1889)

Descrizione

La colonia è eretta e biseriata, triseriata alla base delle ramificazioni; formata da internodi di 6-10 autozoeci; questi ultimi, lunghi da 400 a 650 micron, spesso più corti all'estremità distale dell'internodo, si allargano progressivamente dalla parte prossimale a quella distale fino ad una larghezza di circa 200 micron. L'opesia è di forma ovale di 200-280 micron di lunghezza e 125-145 micron di larghezza. Le avicularie frontali sono solitamente assenti. Le avicularie laterali sono quasi sempre presenti e di grandi dimensioni; la loro dimensione maggiore è di circa 150-200 micron e in casi eccezionali di 300 micron; esse possono sporgere lateralmente di 200 micron. La mandibola delle avicularie è triangolare. Vibracularie assenti. Tre grandi spine esterne generalmente presenti, a volte quattro di cui una più allungata e robusta. La più prossimale delle tre spine esterne è solitamente bifida. Si osservano inoltre da due a tre spine interne. L'autozoecio situato nel mezzo delle ramificazioni porta una grossa spina in posizione assiale. Lo scutum è quasi sempre presente, ma variabile per forma e dimensioni, bifido, trifido o ancor più ramificato con contorni generalmente cuneiformi e a volte appuntiti lungo il margine; spesso è invece di piccole dimensioni (90-140 micron di lunghezza; 140 - 190 micron di larghezza massima) e ricopre solo parzialmente l'opesia; il suo punto di inserzione si trova nella zona prossimale dello zoecio, poco al di sotto della metà della lunghezza dell'opesia. Ovicella globosa con diametro di 150-160 micron, di forma simmetrica rispetto all'asse longitudinale, presenta una o due file di piccoli pori disposti ad arco. Il primo di questi archi (distale) conta circa 8 pori, il secondo da 1-6. I pori sono collegati all'orifizio da strie radiali sinuose e tenui. Gli zoeci terminali delle ramificazioni sono più piccoli di quelli prossimali. Il tipo di ramificazione della colonia costituisce una delle numerose varianti del tipo 9 definito da Harmer (1923). La ramificazione è asimmetrica. Visti dorsalmente i due rami, alternativamente quello destro e quello sinistro, si formano l'uno in posizione prossimale rispetto all'altro. La ramificazione della colonia vista dall'alto assume la forma di una V molto aperta. Il polipide possiede 13 tentacoli (negli zoidi terminali della colonia) e occasionalmente 12.
colonie di colore beige chiaro tendente al rossastro in presenza di ovicelle embrionate.
Larva lecitotrofica cilindrica (larghezza 115-120 micron) corrispondente al tipo larvale descritto per tutti i Cheilostomatida Neocheilostomina con colonia eretta = tipo Va (d'Hondt, 1977) ("larve di cheilostomi di tipo colonniforme a solco palleale simmetrico e superficiale"). Le larve ciliate nuotano attivamente per poche ore poi si fissano al substrato e metamorfosano immediatamente. La liberazione delle larve viene favorita in assenza di correnti.
Pacifico temperato freddo (Ptf).
Sconosciuta.

Habitat

Si trova in aree intertidali lagunari, mai al di sotto del limite inferiore di marea, epibionte preferenziale di Mytilus galloprovincialis, spesso adesa al bisso dei mitili. E' epibionte anche di spugne, ascidie (Molgula sp., Ciona sp.) e cirripedi (Balanus amphitrite). Colonizza tutte le aree della laguna ad eccezione di quelle più dissalate, raramente al di sotto dei 18 PSU. Sopporta elevate variazioni di temperatura (Dyrynda et al., 2000) e condizioni di infangamento (De Blauwe & Faasse, 2001). Si trova quasi esclusivamente in aree riparate (baie, lagune, porti turistici).
Sconosciute.

Distribuzione

Pacifico (Nord America), Giappone-Taiwan Australia, Nuova Zelanda, NE Atlantico.
Oceano Pacifico
Il primo ritrovamento risale al maggio 1982, in Laguna di Venezia presso il "Canale della Giudecca" (Centro storico di Venezia) su Mytilus galloprovincialis (d'Hondt & Occhipinti, 1985).
Il primo ritrovamento risale al maggio 1982, in Laguna di Venezia presso il "Canale della Giudecca" (Centro storico di Venezia) su Mytilus galloprovincialis (d'Hondt & Occhipinti, 1985).
Importazione attraverso i prodotti della molluschicoltura (importazione dal Giappone di "semi" di Crassostrea gigas).
Navigazione da diporto come componente del fouling, trasporto su frammenti di Sargassum muticum.
Specie aliena invasiva
Elevato potenziale riproduttivo: presenza di ovicelle da primavera ad autunno inoltrato anche in giovani colonie. Forte competizione per lo spazio. Specie eurialina ed euriterma. Scarsa presenza di competitori e potenziali nemici nell'ambiente di introduzione. Tolleranza alle condizioni di inquinamento.
I briozoi: Electra monostachys, Bugula neritina, Bugula stolonifera, Cryptosula pallasiana. Le spugne: Halicondria sp., Suberites sp., Himeniacidon sanguinea, Tedania anhelans. T. inopinata in Laguna di Venezia compete principalmente per lo spazio; le risorse trofiche della laguna sono talmente abbondanti da escludere un'eventuale competizione per esse.

Impatti

L'invasione di T. inopinata è stata documentata in tutte le sue fasi sin dal primo ritrovamento. Sebbene, un vero e proprio danno ecologico non sia quantificabile, la colonizzazione di T. inopinata ha modificato la struttura della comunità a briozoi della Laguna di Venezia; essa è divenuta la specie dominante in diversi settori della laguna provocando perdita di biodiversità a scala locale.
Sconosciuta

Riferimenti

Olotipo conservato al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi (Laboratoire de Biologie des Invertébrés Marins et Malacologie); paratipo conservato al Museo di Storia Naturale di Milano (N. 119). Diversi esemplari conservati presso l'Università di Pavia, Dip. Genetica e Microbiologia, Sez Ecologia, via S. Epifanio 14-27100 Pavia. Responsabile: Prof.ssa Anna Occhipinti. Tel.0382504876, e.mail: occhipin@unipv.it
01/dic/10
Prof.ssa Anna Occhipinti-Ambrogi

Bibliografia

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